L’INDAGINE SULLA PERCEZIONE DI OGGI E DOMANI. IN STUDIO CON FRANCESCO IRNEM

 

L’immagine quale oggetto di indagine

L’immagine, in senso assoluto, è oggetto di indagine quasi chirurgica da parte di Francesco Irnem (Roma, 1981). L’immagine è catturata, sezionata, analizzata, destrutturata e ricomposta sulla base di un processo che ne altera la percezione della forma, non potendo certamente impattare sulla sostanza. Mentre rimane un interrogativo aperto cosa di fatto sia l’immagine, nella sua pura essenza, l’artista ci fa riflettere su come essa non possa che essere interpretata alla luce della nostra percezione e, soprattutto, degli strumenti che utilizziamo per approcciarci alla stessa. Ogni epoca storica è caratterizzata dall’associazione memorica alle immagini che parlano di essa. L’inizio del ‘900 è descritto grazie alle fotografie in bianco e nero dell’epoca, al cui pensiero si rammenta facilmente anche l’odore, un po’ come avviene pensando alle fotografie analogiche in camera oscura diffuse fino all’inizio degli anni 2000. Lo strumento che cattura l’immagine ne rappresenta filtro al tempo stesso e questa dinamica diviene quasi invadente nel momento dell’avvento del digitale. È in questo contesto che si colloca il lavoro degli ultimi dieci anni di Francesco Irnem, e, in particolare, la sua produzione più recente. 

 

                                                                     

                                                                                                                                          Francesco Irnem, ritratto


La tecnologia che osserva l’immagine

L’artista si interroga sulle conseguenze dell’impatto delle nuove tecnologie sull’individuo contemporaneo, non solo da un punto di vista percettivo, ma innalzando altresì la ricerca su un piano antropologico. In questo scenario si colloca l’ultima serie di opere prodotta, denominate Linear Transformation e presentate nell’ottobre 2019 al Museo Macro di Roma nell’ambito del progetto Isola Croma. In questo corpo di lavori l’immagine viene tradotta in un’aggregazione di linee che compongono un’opera che, pur essendo per sua natura puramente pittorica, è nella sua genesi il risultato dell’utilizzo di un’eterogeneità di media. Il lavoro origina infatti da una fotografia di un paesaggio, scattata dall’artista stesso, che, con l’utilizzo della tecnologia e di strumentazione video, viene poi lavorata fino ad arrivare alla sua de-focalizzazione totale e all’ottenimento di linee di colore, che sono poi riproposte su tela grazie ad un rigoroso lavoro pittorico. È come se l’immagine fosse in qualche modo sintetizzata, divenendo un’onda che trasmette un’informazione, che secondo l’artista rappresenta “un modo di leggere la realtà vicino alla percezione di un’intelligenza artificiale. Il gesto pittorico diventa un modo per registrare, osservare e riflettere su questo passaggio. È un po’ come osservare l’immagine da un finestrino di un treno in corsa”.

                                                                     

                                                             

                                                                                                                          Francesco Irnem studio, installation view

 

Le opere sono risultato di un intenso lavoro di ricerca che include riferimenti all’elettronica, e in particolare ai fenomeni rappresentati dalle anomalie, quali, in gergo, il “glitch” o lo “spike”, nonché alla fisica, in cui queste dinamiche vengono descritte come singolarità, attraverso cui l’immagine perde la sua fisiologia fino a diventare una molla che si estende nello spazio infinito. Il risultato per l’artista è “la percezione di una vibrazione che viene dal colore puro e che va a trasferirsi direttamente nell’emozione dell’osservatore”. 

Propedeutico alla serie Linear Transformation è il lavoro strettamente precedente, in cui rientra il ciclo di opere parte della mostra What goes around comes to art, organizzata da London Trade Art presso la Herrick Gallery di Londra nel novembre del 2018. L’artista parte dal medesimo punto di riflessione, rappresentato dall’idea di alterazione percettiva del paesaggio, che, posto fuori-fuoco, perde i propri connotati fino a giungere a una totale fusione delle linee e dei contorni, avvicinando la fruizione del paesaggio stesso ad una dimensione superiore. 

 

                                                               

                                                                                                                     What goes around comes to art, installation view

 

La pittura, il media immanente

Il colore ha un ruolo fondamentale nella restituzione pittorica della ricerca dell’artista: allo stesso modo in cui la forma dell’immagine è rappresentata come osservata dalla più evoluta tecnologia, al tempo stesso il colore è saturato e enfatizzato al fine di renderlo il più possibile aderente al modo in cui lo osserverebbe un occhio meccanico. Tale aspetto si ricollega altresì alla storia delle modalità di rappresentazione, che, originando dal bianco e nero, arriva poi, grazie alla tecnologia, a un’enfasi sul colore quasi innaturale: secondo l’artista, infatti, “tra pochi anni sarà questo il modo in cui vedremo la realtà: il colore non sarà più percepito come sbiadito. È interessante vedere come una fotografia sia caratterizzata in un certo modo in funzione dell’epoca in cui è stata prodotta. Effettivamente se ci riflettiamo dipende da quelli che erano i dispositivi che in quel momento riuscivano a catturare l’immagine. Non è l’immagine reale quella, ma è l’occhio del dispositivo. Il mio interesse è capire come verrà osservata/percepita la realtà tra 100 anni / 200 anni, forse meno”

 

Il filo che connette il lavoro di Francesco Irnem è infatti il desiderio di comprendere la necessità dell’uomo di adattarsi allo spazio e all’ambiente che lo circonda, e la sensazione di vertigine antropologicamente insita nell’uomo nel momento in cui osserva la realtà, sia essa naturale o artificiale. E la forza di Francesco Irnem risiede proprio in questo: permettere al fruitore di riflettere sulle dinamiche contemporanee, sulla tecnologia e sul futuro, utilizzando il media più tradizionale e immanente, rappresentato dalla pittura, cui viene attribuita la capacità di resistere al passaggio del tempo e la responsabilità nella rappresentazione della società da un’epoca alla successiva.

 

La storia dell’arte aiuta la solidità di Francesco Irnem grazie a riferimenti a grandi artisti quali Caravaggio, da cui, a detta dell’artista, deriva “la sensazione che la pittura non sia qualcosa di solamente visivo, ma sia qualcosa che occupa lo spazio a tal punto da essere invadente, quasi come fosse un’installazione che coinvolge i sensi in modo molto più ampio”. E le parole dell’artista sintetizzano anche  l’esperienza di fruizione del suo lavoro, immersiva per i sensi, e stimolo di riflessione per le dinamiche percettive dell’oggi, e del domani. 

 

                                                         

                                                                                                                                                Linear transformation 

 

 

Francesco Irnem (Roma. 1981) vive e lavora tra Roma e New York.

Mostre selezionate: Isola Croma, Macro, Roma (2019); What goes around comes to art, London Trade Art, Herrick Gallery, London (2018); Frammentazioni, Villa Blanc, LUISS, Collettivo Curatoriale LUISS Master of ART, Rome (2018); Crossbuilding, Galleria Cinquegrana, curated by Francesca Franco, Milan (2017); Forever never comes,  Museo Archeologico, curated by Lapo Simeoni, Grosseto (2016); Canal 05, curated by Raffaele Gavarro, Bruxelles (2016); Questa è solo una promessa di felicità, Anna Marra Contemporanea, curated by Raffaele Gavarro, Rome (2015); Centro-Periferia Venice Edition, Premio Federculture, Venice (2015); Cosmogonie, Palazzo Collicola Arte Visiva, curated by Gianluca Marziani, Spoleto (2015); Centro, periferie, Palazzo delle Esposizioni, Rome (2014); Palazzo Montecitorio, Rome (2014);  Epipedon, Co2 Gallery, curated by Ludovico Pratesi, Rome (2013); Floating architecture, Galleria Valentina Moncada, curated by Gianluca Marziani, Rome (2012); Un certo sguardo, Galleria Altri lavori in corso, curated by Francesca Franco, Rome (2012); Centro periferia, Uffici Federculture, curated by Massimo Scaringella, Rome (2012); Deleted Corner, Galleria Altri Lavori in Corso, curated by Francesca FrancoValentina Moncada, Rome (2010).

 

Jessica Tanghetti- Dicembre 2019

 

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