Lisa Ponti in dialogo con Gio Ponti e Francesco Vezzoli

26 giugno 2018 – 21 dicembre 2018

 

La mostra temporanea “Lisa Ponti in dialogo con Gio Ponti e Francesco Vezzoli” inaugurata il 26 Giugno 2018, è il frutto del progetto espositivo WITHERS MEETS ART, con l’intento di creare nuove sinergie tra la realtà aziendale e l’arte contemporanea. La mostra, a cura di That's Experience in collaborazione con la Galleria Federico Vavassori, è dedicata all’artista Lisa Ponti, la cui opera dialoga con quella del celebre padre Gio Ponti (Milano, 1891-1979) e di uno degli artisti italiani più riconosciuti a livello internazionale, Francesco Vezzoli (Brescia, 1971).

Lo scopo curatoriale è quello di offrire una rappresentazione visiva dei valori aziendali, quali il supporto della figura femminile, la dimensione familiare e la valorizzazione del contesto locale.

Il primo di questi trova espressione con la scelta di una artista donna, Lisa Ponti, quale fulcro dell'intera mostra, in dialogo con le opere di due artisti uomini, Gio Ponti e Francesco Vezzoli, per ciascuno dei quali si è selezionata un'opera rappresentante un soggetto femminile.

In mostra si possono ammirare 33 disegni in formato A4 realizzati nel corso del tempo dalla oggi novantenne artista. La vita di Lisa “è inscindibile da quella del padre Gio, grazie al quale intraprende una lunga avventura scandita da tanti incontri e affinità, le due parole chiave per riassumere la sua esistenza” (Luca Lo Pinto). Gli inizi della sua attività artistica sono riconducibili agli anni ‘30 e ‘40, gli stessi in cui avvia la stretta collaborazione con il padre presso le importanti redazioni italiane di architettura e design “Stile” e “Domus” (a partire dal 1941).                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                                                   Lisa Ponti, "Grazie"                                                                   

 

Alcuni degli elementi maggiormente rappresentativi della sua pratica sono dati dall’impiego della matita, del pennarello e della penna biro, così come dell’acquerello, nonchè dall’attenzione al concetto di “velocità” circa il processo di creazione artistica. Il rapporto con Gio Ponti e con gli artisti e intellettuali frequentati abitualmente quali Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Massimo Campigli, Sinisgalli ma anche Alighiero Boetti, Vincenzo Agnetti , Mario Nigro, Salvo, Mario e Marisa Merz segnarono inevitabilmente tutta la sua vita. La mostra tenta così di riaprire queste conversazioni creando un dialogo che oltrepassa le generazioni. Influenze e contaminazioni, che dunque vanno a collocarsi su di un continuum temporale ben esemplificato, a suo tempo, da Achille Bonito Oliva: "La tradizione pittorica a cui si ispira Lisa Ponti, possiede un ordine formale e controllato che corre direttamente da Piero della Francesca fino alla Metafisica di De Chirico, piena di una sua interna e silenziosa geometria, all'opera di Gio Ponti." La mostra rappresenta dunque una nuova opportunità per ammirare e riscoprire il lavoro di un’artista rimasta a lungo in secondo piano rispetto alla ben più rinomata figura del padre, ponendosi inoltre come nuovo punto di arrivo di un percorso espositivo iniziato nel 1992 dal gallerista Franco Toselli, che definì la stessa Lisa Ponti "un raro esempio di predisposizione naturale al disegno".

Il secondo importante tema della dimensione familiare viene esaltato con la scelta di porre al centro della mostra non il famoso padre Gio Ponti bensì la meno nota figlia Lisa, offrendo altresì una non convenzionale rappresentazione e valorizzazione del patrimonio generato. Di rilievo in questo senso, l’esposizione di “Le Gemelle” (cm 32x21 realizzata con acrilici e inchiostro su perspex trasparente) uno degli ultimi lavori di Gio Ponti che riprende uno dei temi figurativi (le gemelle) maggiormente ricorrenti nell’attività dell’artista. Il lavoro che è sempre stato di proprietà della famiglia Ponti, è stato solo recentemente ceduto ad un collezionista privato, dunque nel contesto di WITHERS MEETS ART viene esposto al pubblico per la prima volta in assoluto.

 

                                                                    Francesco Vezzoli, "Portrait of Sophia Loren as the Muse of Antiquity (After Giorgio de Chirico)"

 

Questo dialogo generazionale tenta inoltre di andare oltre il più immediato binomio padre-figlia, tramite la presenza dell’opera scultorea di Francesco Vezzoli "Portrait of Sophia Loren as the Muse of Antiquity (After Giorgio de Chirico)", risultato dell’accostamento del Maestro della metafisica Giorgio de Chirico con l’icona del cinema Sophia Loren, in cui il volto della nota attrice italiana è raffigurato al posto di quello di Ariadne, una delle mitiche Muse rappresentate da de Chirico. L’opera, che al meglio identifica il dialogo tra culture e generazioni che Vezzoli ama miscelare, è stata esposta per l’apertura della Piazza d’Italia (New Orleans, 2011), presso la galleria Franco Noero (Torino, 2012), al MOCA (Los Angeles, 2014), e presso il museo Museion (Bolzano, 2016).

Infine traspare la volontà di dare adeguato spazio alla valorizzazione della dimensione locale, seppur con attori di rilevanza internazionale, che si concretizza tramite la scelta di figure di rilievo per la città di Milano. La famiglia Ponti infatti ha avuto, da un lato, un impatto fondamentale nella rinascita della cultura milanese del Dopoguerra, grazie alla figura di Gio Ponti e al dialogo con i protagonisti della scena artistica dell’epoca. Dall’altro lato Francesco Vezzoli, uno dei migliori esempi di eccellenza italiana nel panorama artistico contemporaneo e che, mediante la sua attività, ha ha contribuito in maniera sostanziale al processo di crescita culturale della città di Milano, tramite progetti di assoluto livello quali, primo tra tutti, “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”, ideato dallo stesso e ospitato da Fondazione Prada nel 2017.


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